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 FUSION
HORACEE ARNOLD -
TRIBE (1973) 
HORACEE
ARNOLD - TALES OF THE
EXONERATED FLEA (1974)
 Immaginate di scoprire per caso un paio di
oscuri album del biennio 1973/1974 a cui partecipino come
ospiti Ralph Towner
e John
Abercrombie
sconcerto, smarrimento,
trepidazione
infine sollievo, grazie alla
splendida ristampa CD della MIG. Batterista dalle
molteplici e disparate esperienze (Rahsaan
Roland Kirk, Charles
Mingus etc.), in possesso di tecnica impeccabile e
gusto sopraffino, Arnold approda allesordio
individuale grazie a un contratto con la Columbia
(allepoca finanziavano questa roba
): i due
dischi prodotti sono oggi considerati parte integrante
della vicenda fusion*.
Tribe - La straordinaria formazione schiera
Horacee
Arnold (batteria), Joe
Farrell (flauto, sax), Ralph Towner
(chitarra), George
Mraz (contrabbasso), David Friedman (vibrafono,
marimba, xilofono), Ralph
MacDonald (percussioni). Indicando la tribù come
modello virtuoso di nucleo sociale, Arnold si giova del
tocco acustico di Towner per arricchire di echi etnici
lintroduttiva Tribe e lamazzonica Forest
Games. Gli arrangiamenti cameristici di Banyan
Dance, Orchards Of Engedi, The Actor
evocano le migliori pagine del glorioso loft jazz:
vi si apprezzano stupendi fraseggi di Friedman e Farrell,
oltre ai pregevolissimi assoli del titolare. 500 Miles
High offre una rilettura esclusivamente strumentale
della canzone scritta da Chick Corea per il secondo
capitolo dei Return
to Forever (Light As
A Feather), alla cui registrazione contribuì lo
stesso Farrell come membro fondatore della band.
Tales Of The Exonerated Flea - Lorganico subisce un rimpasto con
lingresso di Art Webb e Sonny
Fortune al posto di Farrell, la conferma di Friedman
e Towner, il reclutamento di John
Abercrombie, Jan Hammer
più vari percussionisti. La musica assume una forma
circolare, sviluppando moduli ritmici uniformi e
iterativi entro cui le note esplose dai solisti
rimbalzano come palline da flipper: lascoltatore
rimane sedotto dal cinguettante flauto di Webb e rapito
dallallucinogeno sax soprano di Fortune, mentre la
coppia elettrica Abercrombie/Hammer anticipa le
precipitose fughe del capolavoro Timeless,
pubblicato dalla ECM
nello stesso anno. Se le lunghe improvvisazioni
salmodianti di Puppet Of The Season, Sing
Nightjar, Benzélé Windows, Tales Of The
Exonerated Flea creano una suggestiva atmosfera
post-psichedelica, sullepilogo di Euroaquilo
Silence prevale la componente elettronica. [P.S. -
*Lannessione di Horacee
Arnold al genere fusion
rischia di risultare arbitraria ma, dal momento che egli
vi è abitualmente soggetto, labbiamo mantenuta a
beneficio di una più agevole ricerca.] - B.A.
BURT BACHARACH - REACH
OUT (1967)
BURT BACHARACH - MAKE
IT EASY ON YOURSELF (1969)
BURT BACHARACH - BURT
BACHARACH (1971)
BURT BACHARACH - LIVING
TOGETHER (1973)
BURT BACHARACH - FUTURES
(1977)
BURT BACHARACH - WOMAN
(1979)
JEFF BECK - BLOW
BY BLOW (1975)
JEFF BECK - WIRED
(1976)
Nellera degli
unplugged fatti su misura per questumanità
decerebrata ed esangue, cosa cè di più sovversivo
e fuori moda di un album strumentale ed elettrico, aperto
allimprovvisazione e inciso con la regia del
produttore dei Beatles? In una
scaletta più che pregevole, almeno due brani valgono
lacquisto di Wired. Intramontabile classico fusion scritto da Max Middleton, il
feroce riff di Led Boots aizza
laggressività di Jeff Beck e Jan
Hammer che, con la solid body e il
sintetizzatore, sparano micidiali traccianti addosso alla
coppia ritmica [Wilbur Bascomb (basso); Narada Michael
Walden (batteria)]. Con Goodbye Pork Pie Hat, il
lamento funebre dedicato da Charles Mingus a Lester Young
diventa un blues elettrico in cui la chitarra espone
diligentemente la bellissima, straziante melodia, per poi
abbandonarsi al rito pagano del feedback: insieme alla
stupenda versione di Ralph Towner e
Gary Burton (Matchbook),
è forse la più riuscita lettura quellimmortale
pagina jazz. - B.A.
GEORGE BENSON - THE
OTHER SIDE OF ABBEY ROAD (1969)

GEORGE
BENSON - SHAPE
OF THINGS TO COME (1969)

GEORGE
BENSON - BEYOND THE BLUE
HORIZON (1971) 
GEORGE
BENSON - WHITE RABBIT
(1971) 
GEORGE
BENSON - BODY TALK
(1973) 
GEORGE
BENSON - BAD BENSON (1974)
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GEORGE
BENSON - GOOD KING BAD
(1974) 
GEORGE BENSON - BREEZIN
(1976) 
Da qui
riusciamo a vedervi
maniere cordiali, indole
altruista, pollice verde, i CD Blue Note ed ECM gelosamente
custoditi nello scaffale
eppure il mosaico appare
incompleto
cosa vi manca ancora per debellare il
virus del Gioca
Jouer? ma certo, è chiaro, il catalogo dei
tesori CTI!
Appena scomparso (prematuramente) Wes
Montgomery, il mai troppo acclamato Creed
Taylor avvertì subito la necessità di reclutare un
nuovo messia della chitarra
col suo inarrivabile
fiuto di talent scout egli capì che George
Benson era luomo giusto
appena cresimato
alla corte di Miles
Davis (Miles In The Sky), Benson riformava lo
stile di Montgomery adattando quei funambolici fraseggi
bop - di cui era altrettanto padrone - alle
armonizzazioni introdotte dalla fusion
i titoli incisi dal 1968 al 1976 sono tutti
capolavori.
Shape Of Things To Come - Lidioma è ancora quello di un
qualsiasi LP soul-jazz del periodo, ma con un prezioso
supplemento di nitore ed eleganza aggiunto
dallinimitabile tocco di Taylor. Con Herbie
Hancock o Hank Jones
alle tastiere, Ron Carter
o Richard
Davis al contrabbasso, Idris
Muhammad alla batteria la qualità del supporto
propulsivo è garantita. Un conformista ma delizioso
fremito beat-samba caratterizza quasi tutti i brani -
liniziale Footin It, la magnifica Shape
Of Things To Come di Barry Mann
e Cynthia
Weil, la coeva ma già famosa Dont Let Me
Lose This Dream di Aretha
Franklin (I Never Loved A Man The Way I Love You),
gli evergeeen ferroviari Chattanooga
Choo Choo e Last
Train To Clarksville - a curiosa eccezione
proprio dei pezzi migliori: Face It Boy, Its
Over, commovente canzone di Angelo
Badalamenti (Face It Girl, Its Over), Shape
Of Things That Are And Were, superlativa performance
blues-swing di Benson.
Beyond The Blue Horizon - Dati i pochi soldi a disposizione di Creed
Taylor, che voleva comunque fargli registrare nuovo
materiale per la CTI
ormai avviata, Benson rinuncia al superfluo e torna alla
formula tradizionale del quartetto Gibson/Hammond
con cui aveva esordito allepoca della militanza nel
combo di Jack
McDuff; la band è comunque pazzesca grazie ai
discepoli davisiani Ron Carter
(contrabbasso) e Jack
DeJohnette (batteria) e allirreprensibile
professionista Clarence
Palmer (organo); linterpretazione accelerata di
So What è da antologia e, sebbene Carter e
DeJohnette fossero assenti dalle sedute di Kind Of Blue, il
chilometrico ruolino di esecuzioni live agli ordini di
Davis dotava comunque entrambi di unestrema
confidenza con quella pagina immortale; unevocativa
eco sudamericana si riflette sulle gocce di The Gentle
Rain, con Benson e Palmer che uniscono i punti
segnati dal grande Luiz
Bonfá; lorecchiabile, accattivante tema di All
Clear profetizza fisionomia espressiva e successo
planetario di Breezin, allora come poi senza
mai un compromesso sul piano artistico;
linsuperabile magistero di George è ancora in
evidenza sulle digressioni esotiche di Ode To A Kudu,
sorta di serenata nella savana, e Somewhere In The
East, carica di suggestioni orientali. Risalente al 1964, la sensazionale foto di Pete Turner
incapsula nel fotogramma le fiamme di un pozzo della Standard
Oil in Libia
sì, il tempo vola
White Rabbit - È il disco in cui più forte
risulta linfluenza latina, anche grazie al
contributo di Airto
Moreira, che adorna con ispirati vocalizzi la
struggente melodia di Theme From Summer Of
42 [meglio nota ai cultori di Sinatra come The Summer Knows
(Some Nice Things Ive
Missed)], lincalzante andatura di Little
Train, lepico sviluppo narrativo di El Mar,
su cui esordisce un giovanissimo Earl Klugh;
i magnifici arrangiamenti di White Rabbit dei Jefferson
Airplane e di California Dreamin dei Mamas
& Papas servono a stringere un legame con
lattualità; forma e
sostanza garantite ai massimi livelli, rispettivamente,
dal memorabile ritratto di una donna Mpondo
scattato da Pete
Turner e dalle fondamenta metriche edificate da Herbie
Hancock, Ron Carter,
Billy
Cobham.
Body Talk - Introdotto da unaltra brillante
inquadratura di Pete
Turner, il capitolo del 1973 snocciola raffinati
progressi tecnici e creativi che contribuiranno ad
aggiornare un lessico ancora in fase di sviluppo: su Dance
e Body Talk i ghirigori di Benson si appoggiano
agli ipnotici riff elettrici scanditi da Klugh;
linsopprimibile gusto di George per i motivi
cantabili traspare dalle autografe Plum e Top
Of The World, per poi rifulgere su When Love Has
Grown, classico tratto dal primo album omonimo di Roberta
Flack e Donny
Hathaway (Roberta Flack & Donny Hathaway);
limpeccabile puntello di Harold
Mabern (piano elettrico), Ron Carter
o Gary King (basso), Jack
DeJohnette (batteria) è occasionalmente decorato
dalle rifiniture orchestrali di Pee
Wee Ellis.
Bad Benson - Partenza bruciante
con la rilettura di Take Five*, celeberrimo 5/4
scritto da Paul
Desmond per Dave
Brubeck (Time Out),
qui squadrato a beneficio del prodigioso interplay tra
Benson e unimpressionante sezione ritmica (Kenny
Barron, Ron Carter,
Steve
Gadd); Summer Wishes, Winter Dreams è poco
più che un pretesto per rendere omaggio a Johnny
Mandel con la semiacustica, mentre la scansione di My
Latin Brother sprigiona uno squisito retrogusto
ispanico; subentrato a Earl Klugh
nel ruolo di accompagnatore del leader, Phil
Upchurch porta in dote lincantevole sequenza di
accordi spremuta col pedale volume di No
Sooner Said Than Done e i sussulti quasi-progressive di Full Compass;
The Changing World mette in vetrina
lintreccio timbrico tra le nuance di George e i
contrappunti di Don
Sebesky; tra gli inediti recuperati per
ledizione CD, almeno due gioelli: Serbian Blue,
dedicata da Sebesky alle proprie origini jugoslave, una
travolgente improvvisazione nobilitata
dallincredibile sfida fra Benson e Barron; From
Now On, ispiratissimo saggio eseguito in splendida
solitudine; pleonastica la versione di Take The
A Train, un po troppo ammiccante
alle balere e opportunamente esclusa dalla scaletta del
vinile.
Good King Bad - La pulsazione dance
della title-track non inganni lascoltatore più
retrivo
lassiduo impegno profuso da Creed
Taylor per sfondare aveva richiesto la delega a un
supervisore del calibro di David Matthews
e il ricorso a uno stuolo di specialisti di lusso
convocati alluopo (Brecker
Brothers, David
Sanborn, Don
Grolnick, Eric Gale,
Steve
Gadd, Andy
Newmark, David Friedman etc.), senza tuttavia
ammettere alcun cedimento sul piano dei contenuti; le composizioni esclusivamente
importate rappresentano lunica
differenza significativa rispetto al passato prossimo: i
tre contributi di Matthews - Theme From Good
King Bad, One Rock Dont Make No
Boulder, Siberian Workout - coniugano
lesuberanza del passo col necessario spazio
riservato allestro di Benson, esaltato dagli
acrobatici arabeschi a doppia corda stoppata;
lonirica atmosfera di Em si deve alla penna
di Phillip
Namanworth, mentre Cast
You Fate To The Wind e Shell Of A Man,
affini alle innovazioni linguistiche di Bob James,
recano i prestigiosi sigilli, rispettivamente, di Vince
Guaraldi ed Eugene
McDaniels. Per quel che vale (poco o nulla), nel 1977
Theme From Good King Bad vinse un Grammy.
Breezin - Ultimando leccellente Benson
& Farrell nello studio
di Rudy
Van Gelder insieme al collega di scuderia Joe
Farrell, George risolve ufficialmente il fecondo
rapporto con la CTI.
Con lapprodo del fuoriclasse alla Warner,
il destino crudele che ha spesso contraddistinto le
vicende contrattuali delle etichette negli anni Settanta
incaricherà il pur valentissimo Tommy
LiPuma di raccogliere i frutti del pluriennale,
certosino lavoro di Creed
Taylor. È proprio LiPuma che
suggerisce a Benson lirresistibile refrain di Bobby
Womack impiegato in una precedente produzione Blue
Thumb per Gábor
Szabó (High Contrast): da pregevole preludio
per unopera forse destinata alloblio, Breezin
diventerà linno di una generazione felice (quella
che si salvò da punk, febbre,
riflusso),
coniugando mirabilmente spessore musicale e riscontro
commerciale. Con lo stesso criterio da fine intenditore
Benson riesuma Affirmation, sbalorditiva
invenzione di José
Feliciano scovata nel suo Just Wanna Rock
n Roll, uninestimabile perla
ripresa tale e quale perché già perfetta nel disegno
originale. This
Masquerade segna un clamoroso spartiacque
culturale che influenzerà in modo decisivo anche il già
maturo movimento dei cantautori A.O.R.:
Benson sublimerà le imperiture parole e note concepite
da Leon
Russell in una sofisticata ballad metropolitana ad
alto tasso strumentale, generando un quid che le pur
indispensabili cover di Helen
Reddy (I Am Woman)
e Carpenters
(Now & Then) non erano riuscite a conferirle.
Con ledonistico tris di Six To Four, So
This Is Love?, Lady, unimpareggiabile
formazione comprendente Ronnie
Foster (tastiere), Phil
Upchurch (chitarra), Stanley Banks (basso elettrico),
Harvey
Mason (batteria), Claus
Ogerman (archi, legni, ottoni) procura al bon
vivant di turno lideale colonna sonora per
goderecci aperitivi in terrazza o spensierate gite in
barca a vela. Quattro Grammy.
[P.S. - 1) *Il Long Playing fu ristampato anche come Take
Five, con copertina alternativa; 2) Pochi
mesi dopo (Maggio 1976) Cybill
Shepherd conquisterà un clamoroso ex
aequo realizzato in coppia con Stan Getz
(Mad About The Boy
/ Cybill Getz Better).]
- B.A.
GEORGE BENSON - IN
FLIGHT (1976)
GEORGE BENSON - LIVIN
INSIDE YOU LOVE (1977)
GEORGE BENSON
/ EARL KLUGH - COLLABORATION (1987)
Chi
altri, se non quel volpone di Tommy
LiPuma, poteva concepire un progetto a prima vista
scontato eppure talmente logico da apparire persino
ineluttabile? Già lungimirante regista della svolta di Breezin,
exploit in classifica di George
Benson, nonché autorevole padrino di Livin Inside Your Love*,
rendezvous al vertice con Earl Klugh, LiPuma
fiuta il momento giusto per riunire in studio i due
virtuosi: la stagione doro della fusion era ormai al tramonto,
eppure il mondo aveva ancora bisogno di quei suoni.
Assemblata la sezione ritmica perfetta - Greg
Phillinganes, Marcus
Miller, Harvey
Mason - il produttore dispensa a Benson e Klugh
pochi, saggi consigli: se la vita spesso fa pena ma
larte può riscattare luomo, allora che siano
melodia, serenità e improvvisazione a go go. Detto
fatto. Lintroduttiva Mt. Airy Road evoca le
atmosfere dellindimenticabile Livin Inside Your Love,
restituendoci il piacere di ascoltare due talenti puri
colti in stato di grazia: il suadente tema esposto
allunisono, lo scat che doppia la chitarra
semi-acustica e le corde di nylon come fattore sorpresa.
Il lungo assolo di George su Mimosa è da
antologia, un capolavoro di tecnica prodigiosa e fantasia
inesauribile. Jamaica (A Little Island Of Calm)
reca la prestigiosa firma di Randy Goodrum e
sarà ripresa anche da Mark Murphy sul magnifico What
A Way To Go. Lincantevole connubio tra il tocco
di Klugh e i guizzi di Benson è ancora in evidenza su Brazilian
Stomp, Dreamin, Collaboration e Since
Youve Gone. Di fronte a tale cornucopia, la
stampa specializzata ebbe la stessa reazione
stitica con cui sei anni dopo accoglierà il superbo I Can See Your House From Here
di John Scofield
e Pat Metheny
aveva ragione Frank Zappa,
per certa gente «substance
is a bore». [P.S. - *Living
Inside Your Love, splendido instant
classic del secondo album di Earl Klugh, da
questi composto con Dave
Grusin, piacque a George Benson,
che lo riprese in pompa magna registrandolo insieme al
collega in un doppio Long Playing quasi omonimo (Livin Inside Your Love)
e facendone un successo internazionale.] - B.A.
BRECKER BROS.
- THE BRECKER BROS.
COLLECTION / VOLUME ONE (1975/1981)
BRECKER BROS.
- THE BRECKER BROS.
COLLECTION / VOLUME TWO (1975/1981)
Se ancora
disponibili, vale la pena di cercare entrambi i volumi,
perché contengono una selezione accurata ed esaustiva
dei brani strumentali sparsi qua e là nei primi sei
album: a parte il materiale estratto da Straphangin
- disco di cui non va scartato nulla - sono
particolarmente rimarchevoli Skunk Funk, Sponge
(Brecker Brothers), Squids, Funky Sea,
Funky Dew (Dont Stop The Music), le
versioni 'live' degli stessi brani tratte da Heavy
Metal Be-Bop - incluso per intero - un formidabile
blues rivisitato (Inside Out), una
lussuosa ballad di Michael Brecker (Dream Theme) e
quattro super-produzioni fusion
(Squish; I Dont Know Either; Baffled;
Teed Off) recuperate filtrando il discontinuo Detente.
- B.A.
Listening to these performances, I
suspect that the influence and impact that the Brecker
Brothers had on all sorts of music will finally come into
focus. The fact is that any of this material could easily
have been recorded yesterday. It is that valid and that
fresh. - Michael Cuscuna
BRECKER BROS. -
HEAVY METAL BE-BOP (1978)
BRECKER BROS.
- STRAPHANGIN
(1981)

Poco
tempo dopo la sua genesi, lenta e travagliata, la musica fusion era già ridotta a una
parata di fenomeni da baraccone ed emuli di Fausto
Papetti. Fortunatamente, alcuni CD eccezionali sovrastano
ancora oggi la marea di prodotti mediocri, ricordando a
chi non cera i fasti di quella stagione breve ma
influente. Un posto nellalbo doro dei
capolavori - Eyewitness, Wishful Thinking, YellowJackets,
Heavy Weather, Mountain Dance, Still Warm, Elegant Gypsy etc.
- spetta di diritto a Straphangin, gioiello
ignorato allepoca della pubblicazione e tuttora
sepolto sotto le macerie degli anni '80. Lalbum
confermava la teoria di Zappa -
sempre sia lodato - secondo cui un solista si esprime
tanto meglio quanto più valido è il gruppo che lo
accompagna. In questo caso, accanto ai due titolari
(tromba/tenore) troviamo una super-band riunita apposta
per il progetto: Richie
Morales, batterista dotato di sprint bruciante ed
estrema precisione [poco dopo lo ritroveremo negli Spyro Gyra, con cui
rimarrà dal 1985 (Alternating Currents) al 1989
(Point Of View)]; Mark Gray, padrone del Fender
Rhodes e artefice di un ottimo assolo di sintetizzatore
su Bathsheba; Barry Finnerty (chitarra) - valoroso
reduce del live Heavy Metal Be-Bop - che su Spreadeagle
esegue una libera traduzione del linguaggio blues; Marcus Miller -
profeta dello 'slap', virtuoso stilisticamente agli
antipodi rispetto a Jaco Pastorius ma, insieme a questi,
massimo riformista del basso elettrico - che con un
fulmineo intervento su Not Ethiopia ribadisce
dimperio il suo primato. Le composizioni di Randy Brecker
confermano un indiscusso talento di autore: Threesome
è una geniale melodia scritta lanno prima per Steve Khan (Evidence); Why
Cant I Be There, cantabile tema che sembra
uscito dalla penna di Bob
James, si sviluppa su uno straordinario fraseggio del
flicorno; solo omonima del classico di Jackie McLean, Jacknife
incorona il trombettista erede naturale di Lee Morgan,
Charles Tolliver e Kenny Dorham. Memorabile
lintroduzione della title-track, una specie di
minuetto seicentesco che evolve in un
portentoso arrangiamento funk. Fino ad allora,
lunico limite dei Brecker Brothers erano i pezzi
cantati, non sempre allaltezza della loro classe: Straphangin
è un disco esclusivamente strumentale,
intrinsecamente jazz, votato
allimprovvisazione, colmo di assoli stupendi e
sospinto da una ritmica infallibile che non indulge mai
in beceri esibizionismi. - B.A.
LARRY CARLTON - SLEEPWALK
(1981)
LARRY CARLTON - EIGHT
TIMES UP (1982)
LARRY CARLTON - FRIENDS
(1983)
LARRY CARLTON - ALONE
/ BUT NEVER ALONE (1986)
LARRY CARLTON /
LEE RITENOUR - LARRY & LEE (1995)
CLARK / JACKSON / WAGNON - CONJUNCTION (2001)
BILLY COBHAM - SPECTRUM
(1973)
 Chi
erano quegli uomini malvagi che, per denigrare Billy Cobham,
usavano termini come invadenza,
ostentazione, esibizionismo? Che
fine hanno fatto? Per caso dispongono ancora di una
tribuna da cui sparare cazzate? Soprattutto, esistono
recapiti dove sia possibile rintracciarli? Ovviamente no,
perché se la musica è rimasta, lor signori
sono spariti, mimetizzandosi come gli ultracorpi
di Don
Siegel. La verità è che nei garage riconvertiti a
palcoscenici intere generazioni si sono misurate con
limpegnativo riff di Red Baron, non appena
le stucchevoli nenie dei cantautori o gli inconcludenti
schiamazzi heavy-metal venivano a noia. Certo, tra il
dire e il fare
ma almeno ci si provava e, oltre al
valore intrinseco, Spectrum ha avuto il merito di
raffinare i gusti di tanti adolescenti, avvicinandoli al jazz. Reduce dalla personale
affermazione con la Mahavishnu
Orchestra di John
McLaughlin, per lesordio da titolare il
batterista davisiano mette piatti e tamburi al centro
della scena, avvalendosi del contributo di virtuosi tra
cui spiccano il ceco Jan Hammer
(tastiere) e il compianto Tommy
Bolin (chitarra): sfilze di loro assoli si possono
apprezzare su Quadrant 4 e Stratus. La
frenesia funk di Taurian Matador suscitò
linteresse dei Mark/Almond,
che avrebbero convocato Cobham per lo splendido To The Heart -
memorabile la sua prestazione su Busy On The Line.
In un paio di pezzi - Spectrum, Le Lis - la
presenza di Stanley
Clarke (contrabbasso) e Joe
Farrell (flauto / sax) dona unelegante
sfumatura acustica alle esecuzioni. Inutile soffermarsi
sul livello tecnico dei vari arrangiamenti: fanno paura.
Album indispensabile per chiunque ami larte del
ritmo. - B.A.
BILLY COBHAM - CROSSWINDS (1974)
BILLY COBHAM - TOTAL
ECLIPSE (1974)
BILLY COBHAM - SHABAZZ (1975)
COBHAM / KHAN / JOHNSON / SCOTT - ALIVEMUTHERFORYA
(1978)
MARK COLBY - SERPENTINE FIRE (1978)

MARK COLBY - ONE
GOOD TURN (1979)

 Introdotti
dalle memorabili copertine concepite da Paula
Scher*, Serpentine Fire e One Good Turn
sono capolavori fusion che, per
il semplice fatto di recare il marchio Tappan Zee, meritano
anche la qualifica di classici, configurando altresì un
corpus discografico da non frazionare in capitoli
distinti (nel senso che bisogna procurarseli entrambi).
La scaletta amalgama in uno stile sofisticato e originale
spartiti di varia provenienza: due preziosi inediti di Steve Khan [Rainbow
Wings, Macbeth (For Folon)], altrettanti di Bob James (King
Tut, Song For My Daughter) - entrambi gli
autori sono coinvolti come ospiti di lusso - un brillante
arrangiamento di Serpentine Fire degli Earth Wind &
Fire (All n All),
uninterpretazione in chiave reggae dello standard
di Stephen Bishop
On And On (Careless),
un saggio scat per voce e chitarra del compianto Hiram
Bullock (Renegade), una suggestiva ballad
dagli echi onirici (Daydreamer), pregevoli lezioni
di calligrafia a cura di Gary King (Skat Talk) e Mike
Mainieri (Peace Of Mind). Lo squisito impasto
tra gli stupendi assoli di Mark Colby (sax
tenore / soprano), gli archi e i fiati diretti da Jay
Chattaway, la metronomica pulsazione di Steve Gadd -
presente in dieci pezzi su dodici - affina lo sfarzoso
stile orchestrale reso celebre dalle produzioni CTI e sprigiona
quel suono denso e avvolgente che ha contraddistinto il
meglio del genere. - B.A.
P.S. - *«Bob James was my first ideal client. He wanted album
covers to have a series look but not a specific format.
His was the only approval necessary in the creation of
these album covers. The Tappan Zee covers were all composed of smallish
objects - simple American icons blown up so they were out
of scale. The approach was successful on the 12-by-12
inch format, particularly because the albums opened up
and the whole 25-inch surface could be used. Most of the
covers were photographed by John Paul Buddy Endress. The most successful Tappan Zee cover was One
On One, for
which the matchbook became the entire package.» -
Paula
Scher (Make It Bigger)
MICHEL COLOMBIER - MICHEL
COLOMBIER (1979)
COME TOGETHER - GUITAR
TRIBUTE TO THE BEATLES (1993)
COME TOGETHER - GUITAR
TRIBUTE TO THE BEATLES VOL. 2 (1995)
CHICK COREA -
MY SPANISH HEART (1976)

 Sebbene già impelagato nel letamaio
Scientology, nel 1976 Chick Corea concepì e incise uno
dei più originali capolavori del fecondo ma effimero evo
fusion. Forte di un curriculum
che annoverava la partecipazione alla svolta elettrica di
Miles Davis (In A Silent
Way), lo sviluppo del trio acustico
post-evansiano (Now He Sings, Now He Sobs; The
Song Of Singing; A.R.C.), lingresso nel
prestigioso club ECM
(Piano Improvisations Vol. 1/2) e il primo
tentativo di amalgama tra jazz e rock (Return
To Forever), il pianista sciorina lungo un
sublime doppio album* la passione già manifestata con
classici come La Fiesta (Return To Forever)
e Spain (Light As A Feather). Assistito da
alcuni fedelissimi [Stanley
Clarke (contrabbasso), Steve Gadd (batteria), Gayle
Moran (voce, moglie)], da una sezione fiati e da un
quartetto darchi, Corea esplora luniverso
musicale flamenco, rivisitandolo con la sensibilità
dellimprovvisatore. I sinuosi vocalizzi della Moran
adornano le coreografie nuziali di Love Castle e Wind
Danse e il solenne adagio latino di My Spanish
Heart. Nelloasi botanica di The Gardens,
il violoncello miete le armonie da cui germogliano i
magnifici arzigogoli dellArriaga Quartet su Day
Danse. Lesuberanza ritmica di Night Streets
coinvolge Gadd in un serrato dialogo con gli ottoni. Armandos
Rhumba scatena lestro del virtuoso Jean-Luc
Ponty (violino): un memorabile mosaico di
cliché ispanici scanditi da percussioni,
battimani e passi di danza. Le due suite offrono
altrettante rassegne di maestria tecnica, ispirazione e
arte dellarrangiamento: a) gli splendidi
suoni vintage del sintetizzatore su El Bozo, Part II
evocano lo spirito progressive
dei colleghi inglesi Kerry Minnear (Gentle Giant) e Dave
Stewart (Hatfield And The North; National Health); ß)
il celeberrimo duetto pianoforte/batteria su Spanish
Fantasy, Part II contribuirà a lanciare il
fenomeno Steve Gadd. [P.S. - *Una prima
edizione digitale ridotta - per motivi di spazio mancava The
Sky - fu pubblicata dalla Polydor negli anni Ottanta.
Nel 2000 la Verve ha rimediato con una ristampa CD
integra e lussuosa.] - B.A.
CHICK COREA - THE
CHICK COREA ELEKTRIC BAND (1986)
CHICK COREA - LIGHT
YEARS (1987)
LARRY CORYELL - BAREFOOT
BOY (1971)
LARRY CORYELL - OFFERING
(1972)
LARRY CORYELL - THE
REAL GREAT ESCAPE (1973)
LARRY CORYELL - SPACES
(1974)
LARRY CORYELL - PLANET
END (1975)
LARRY CORYELL /
OREGON - THE RESTFUL MIND
(1975)
LARRY CORYELL - LARRY
CORYELL & THE ELEVENTH HOUSE AT MONTREUX (1978)
LARRY CORYELL - DIFFERENCE
(1978)
HANK CRAWFORD - Mr.
BLUES PLAYS LADY SOUL (1972)
HANK CRAWFORD - WE
GOT A GOOD THING GOING (1972)
HANK CRAWFORD - HELP
ME MAKE IT THROUGH THE NIGHT (1972)
HANK CRAWFORD
- WILDFLOWER (1973)
Il 1973
segna un momento fecondo e cruciale per la CTI:
entrambi incisi a Giugno di quellanno nello studio
di Rudy
Van Gelder, oltre a rappresentare i rispettivi
manifesti estetici di Hank
Crawford e Stanley
Turrentine, Wildflower e Dont Mess With
Mister T. definiscono lidioma che condurrà
la fusion ai fasti di fine
decennio.
Wildflower - Il sax alto duttile e sanguigno di Hank
Crawford è lunico modello effettivamente
ammesso e certificato come debito stilistico
da David Sanborn.
In questo senso, la presenza di Bob James in veste di
arrangiatore reclamizzata in copertina è più che un
indizio di riforme espressive a venire: per concentrarsi
meglio sulla regia, egli cede il seggio delle tastiere al
versatile Richard
Tee, reclutando altresì gli specialisti Joe Beck
(chitarra), Bob
Cranshaw (basso), Idris
Muhammad (batteria). Due standard moderni si giovano
delle sontuose rifiniture strumentali di James cucite
addosso agli assoli di Crawford: lanima latina
infusa da Carole
King a Corazón (Fantasy) ispira i
torridi fraseggi di piano elettrico e sax, mentre le
sofisticate armonie di Youve Got It Bad Girl,
capolavoro di Stevie
Wonder (Talking Book) appena ripreso anche da Quincy
Jones (Youve Got It Bad Girl), esaltano
le trame della sezione fiati e lincisivo wah-wah
della chitarra. Il magistero di Crawford risulta
impeccabile anche alle prese col blues (Mr. Blues)
e la ballad (Good Morning Heartache). Album
classico nel prezioso catalogo di un innovatore. [P.S. -
Pubblicato sotto le insegne della Kudu,
sussidiaria della CTI.]
- B.A.
HANK CRAWFORD - DONT
YOU WORRY BOUT A THING (1974)
EUMIR DEODATO - PRELUDE
(1973)
EUMIR DEODATO - DEODATO
2 (1973)
AL DI MEOLA - LAND
OF THE MIDNIGHT SUN (1976)
AL DI MEOLA -
ELEGANT GYPSY
(1977) 
Col secondo disco a
proprio nome, Al Di Meola passò dal rango di anonimo
gregario per Chick Corea (Where Have I Known You
Before; No Mystery; Romantic Warrior)
allo status di idolatrato divo fusion.
In seguito, egli assaporerà le gioie della fama
internazionale e di una carriera appagante, ma questo
album rimane linsuperato modello stilistico del
linguaggio musicale che contribuì a definire. Coi suoi
assoli fulminei ma raziocinanti, Al somministrava una
flebo di adrenalina al genere la cui fine prematura
sopraggiungerà a causa del virtuosismo fine a se stesso.
In effetti, malgrado la perizia strumentale della band
raggiunga livelli stratosferici, essa è sempre al
servizio di una coerente idea melodica. Gli arrangiamenti
orchestrati insieme a Jan Hammer (tastiere), Anthony
Jackson (basso), Steve Gadd (batteria) e Mingo Lewis
(percussioni) creano un incessante susseguirsi di sbalzi
climatici: le suggestioni sudamericane di Flight Over
Rio e Midnight Tango, le seducenti armonie
latine di Lady Of Rome, Sister Of Brazil, la
policroma rapsodia della splendida Elegant Gyspy Suite.
Nel corso della precipitosa fuga di Race With The
Devil On Spanish Highway i frenetici fraseggi del
leader si alternano a cantabili aperture esaltate dal
sustain della chitarra elettrica. Il
leggendario duetto flamenco con Paco De Lucia -
Mediterranean Sundance - consegnerà Di Meola
alleternità, suggerendo altresì la fortunata idea
del trio acustico con John McLaughlin (Friday Night In
San Francisco). Bella la ragazza della copertina ma
appunto, perché relegarla sullo sfondo? - B.A.
AL DI MEOLA - CASINO
(1978)
Dr. STRUT - Dr.
STRUT (1979)
La gioia di suonare
(bene) ... vi basta? Lesordio dei Dr. Strut, pubblicato sotto le
prestigiose insegne Motown,
ribadiva brillantemente i fondamenti estetici della
dottrina fusion: limpatto
cinetico del rock coniugato al
codice espressivo del jazz. Per
ottenere un amalgama omogeneo erano necessarie doti
tecniche e creatività in egual misura. Reduce
dallesperienza di assistente alle registrazioni di Cant Buy A Thrill
e Countdown To Ecstasy,
dunque testimone oculare della storia del Novecento,
pochi anni dopo Tim Weston si
ritrova leader di una band che nel primo album esibisce
il prezioso fregio di un inedito firmato da Walter Becker e Donald Fagen:
scritta durante le sofferte sedute di Gaucho, Canadian
Star è unincantevole ballad in cui i
suggestivi accordi degli Steely Dan si
snodano fino allelegante cesello della chitarra
elettrica. Il sestetto vanta una coesione mirabile, che
risalta tanto sui break ritmici di Who Cares e Blow
Top quanto sui briosi temi funk di Eddieism, Granite
Palace, More Stuff, Chicken Strut. I
tempi rallentati di Soul Sermonette e The Look
In Your Eyes offrono ampio spazio ai gustosi fraseggi
di Tim Weston (chitarre) e David
Woodford (sax), mentre i sessanta secondi di No! You
Came Here For An Argument condensano il potenziale
collettivo in un superbo mini-saggio strumentale, che
verrà ripreso e sviluppato nel disco successivo (Struttin).
Un terzo, eccellente capitolo (Soul Surgery)
chiuderà la breve esperienza dei Dr.
Strut. Tim Weston
riapparirà alla testa dei magnifici Wishful Thinking (Wishful Thinking).
- B.A.
Dr. STRUT - STRUTTIN
(1980)
Dr. STRUT - SOUL
SURGERY (1982)
JOE FARRELL - MOON
GERMS (1972) 
JOE FARRELL -
PENNY ARCADE (1973)

JOE
FARRELL - UPON THIS ROCK (1974)

JOE FARRELL -
CANNED FUNK (1975)

Tra i meriti storici
di un gigante come Creed Taylor
cè sicuramente quello di aver concesso ampio
spazio a Joe
Farrell nel prezioso catalogo della CTI.
Forse il fraseggio su Sexy Mama di Laura Nyro (Smile)
vi dice qualcosa? Per caso vi è battuto il cuore sulle
note di Under The Jamaican Moon di Leah Kunkel (Leah Kunkel)? O magari
possedete ancora una copia dello splendido Friends di Chick
Corea? In tutti i casi, il sax è quello di Joseph
Carl Firrantello - suo vero nome - compianto eroe
della fusion più onesta, lucida
e coerente. In una discografia di valore omogeneo ed
eccelso, Penny Arcade, Upon This Rock e Canned
Funk sono tre album che, ancora oggi, non temono
confronti su un buon impianto stereo. Condivisa una prima
linea stabile col prodigioso Joe Beck alla chitarra, il
fiatista la espande a una formazione comprendente Herbie
Hancock alle tastiere, il roccioso Herb Bushler al basso
elettrico, Jim Madison o Steve Gadd alla batteria, Don
Alias o Ray Mantilla alle percussioni, al fine di
iniettare nellorganismo jazz
i germi ritmici del rock.
Lantidoto gioverà alla buona musica in generale,
ispirando a sua volta, nei decenni successivi, quartetti
straordinari come quelli di Steve Khan (Eyewitness;
Modern Times; Casa Loco; Public Access),
Bill Bruford
(All Heaven Broke Loose; A Part, And Yet Apart;
The Sound Of Surprise; Footloose And Fancy Free;
Random Acts Of Happiness),
John Scofield
(Time On My Hands; Meant To Be; What We Do). Forte
di un magistero tecnico ed espressivo affinato nei ranghi
della Thad Jones/Mel Lewis Orchestra,
litalo-americano contribuì alla stesura del nuovo
linguaggio col piglio dellimprovvisatore puro:
sanguigno al tenore (Animal; Geo Blue; Spoken
Silence), funky al soprano (Too High; Weathervane),
lirico e suadente al flauto (Cloud Cream; I
Wont Be Back; Suite Martinique). Farrell
trovò in Beck un interlocutore ideale: gli assoli
incrociati sassofono/chitarra affiorano di continuo
dallamalgama sonoro, senza mai perdere aderenza
rispetto agli arrangiamenti. I brani
che intitolano ciascun album sono altrettanti capolavori:
Penny Arcade parte a razzo con un tema di sapore progressive smembrato dal
rullante di Gadd e poi liberamente ricomposto da Beck e
Farrell lungo gli accordi; il placido beat che introduce Upon
This Rock si ridesta sulle note distorte di Beck, per
poi venir inghiottito dallossessivo saliscendi
armonico su cui imperversano i solisti; la cavernosa voce
che recita lo slogan tra un inciso e laltro
conferisce a Canned Funk unoriginale
atmosfera afro, esaltata da brucianti
variazioni metriche. Hurricane Jane esibisce i
primi formidabili exploit di Gadd, mentre Seven Seas
è un twist-blues stravolto dagli interventi di Farrell e
Beck. Le stupende foto delle copertine sono di Pete Turner. Un
episodio extra-musicale dona ulteriore lustro al ricordo
di Joe
Farrell che, invitato da Chick Corea a entrare nella
chiavica pseudo-religiosa di L. Ron Hubbard, rispose: «... dont lay that Scientology
shit on me ...». Luomo se nè andato
a soli 49 anni ... only the good die young. - B.A.
JOE FARRELL /
GEORGE BENSON - BENSON & FARRELL
(1976)
UMBERTO FIORENTINO - INSIDE
COLORS (1988)
Giova ricordarlo:
negli anni Ottanta, il jazz
italiano fornì una robusta profilassi alle chiappe
tenerelle di tanti ascoltatori e collezionisti che,
altrimenti, sarebbero state profanate senza scrupoli dai
critici. Laffermazione appare
indecifrabile? Diciamo meglio: unaudace
combinazione di indipendenza, buongusto e passaparola
consentì al pubblico di mantenere intatto il proprio
candore auditivo-intellettuale e di ignorare le fregnacce
scritte dai pretesi esperti della stampa
specializzata (dossier I / II / III). Introdotto alla platea
degli appassionati dai primi due album dei Lingomania (Riverberi,
Grrr ... Expanders) - storica band fusion che, insieme al Perigeo,
ha promosso limmagine del nostro paese nel mondo - Umberto
Fiorentino approda allesordio personale con un
disco che rispecchia una stagione (suoni) ma è ancora
moderno (contenuti). Col versatile Stefano Sastro fisso
alle tastiere, il prezioso sax tenore di Stefano DAnna
su tre pezzi e alcuni rinomati specialisti - Luca Pirozzi
/ Enzo
Pietropaoli (basso elettrico), Roberto Gatto /
Alberto DAnna (batteria) - che si alternano nelle
rispettive mansioni, gli arrangiamenti mescolano le
algide sonorità dellepoca a fraseggi di indiscusso
spessore musicale. Black Panther, Lost In A
Mirror, Zone Di Confine, Half July: la
funzionalità espressiva dei temi prevale sulla loro
sostanza melodica, il che non va a detrimento del
complessivo esito artistico. Linnegabile sfoggio di
tecnica che ricorre su ogni brano non è superfluo e, in
un eventuale raffronto coi maestri americani, serve
proprio a scansare qualsiasi dubbio dettato dal
pregiudizio esterofilo. In alcuni passaggi si colgono
echi del periodo Gramavision di John Scofield,
senza tuttavia avvertire mai nulla di derivativo, anche
perché lo stile di Fiorentino si sottrae a similitudini
e classificazioni. Questione di gusti: la nostra pagina
preferita è Gum To Gum, una strepitosa fuga in
quartetto che chiude lalbum lanciando a briglia
sciolta Fiorentino, S. DAnna, Pietropaoli e Gatto.
Le interessanti note di copertina recano la firma di Gianfranco
Salvatore: esponente sui generis della
sputtanatissima categoria degli addetti ai
lavori, egli è un sincero cultore e un attento
studioso del fenomeno che amalgamò improvvisazione ed
elettricità. - B.A.
UMBERTO FIORENTINO
- ULISSE (1995)
FOURPLAY - FOURPLAY
(1991)
FOURPLAY - BETWEEN
THE SHEETS (1993)
FOURPLAY - ELIXIR
(1995)
FOURPLAY - 4
(1998)
FOURPLAY - YES,
PLEASE! (2000)
FOURPLAY - HEARTFELT
(2002)
FOURPLAY
- JOURNEY
(2004)
FOURPLAY
- X (2006)
FOURPLAY
- ENERGY
(2008)
ERIC
GALE - FORECAST
(1973)
ERIC
GALE - NEGRIL
(1975)
ERIC
GALE - GINSENG WOMAN
(1977)
ERIC
GALE - MULTIPLICATION
(1978))
ERIC
GALE - PART OF YOU
(1979)
ERIC
GALE - TOUCH OF SILK
(1980)
ERIC
GALE - BLUE HORIZON
(1981)
ERIC
GALE - IN THE SHADOW OF A TREE
(1982)
ERIC
GALE - ISLAND BREEZE
(1983)
ROBERTO GATTO
featuring MICHAEL BRECKER - NOTES (1986)
ROBERTO GATTO
featuring JOHN SCOFIELD - ASK
(1987)
È bello gridare
Forza Italia!
senza alcun imbarazzo. Può accadere quando si scopre una
ghiottoneria d.o.c.
come Ask e se ne assapora limmarcescibile
freschezza ventanni dopo la data di registrazione.
Con la fusion ormai matura e
quasi prossima al degrado, un gruppo di talenti nostrani
riesce comunque a incidere album belli ed esportabili
(!). Assistiti dagli amici Massimo Bottini e Battista
Lena, gli ex-membri del Trio di Roma - Roberto Gatto,
Danilo Rea, Enzo
Pietropaoli - si ritrovano in studio per un proficuo
meeting con Sua Altezza John Scofield: il
fuoriclasse di Dayton proprio allora si imponeva come
unico concorrente credibile di Pat Metheny,
esibendo una tecnica e una fantasia pari solo alla
duttilità dello stile. Lintroduttiva Ask
diffonde echi davisiani (Star People; Decoy;
Youre Under Arrest) amplificati dalla
semi-acustica di Scofield, che procede sinuosa sopra un
tempo lento e irto di ostacoli ritmici. Su There Will
Never Be Another You va in scena un sensazionale
duetto chitarra/batteria, degno di analoghi e più
celebri summit [Piscean Dance (Ralph Towner, John
Christensen); Unshielded Desire (John
Abercrombie, Jack DeJohnette); Phenomenon:
Compulsion (John
McLaughlin, Billy
Cobham)]. Voto: 10. Concepita apposta per
esaltare il retroterra R&B di Scofield, Blue
Christmas reca la firma di Pietropaoli*, mentre la
seducente progressione armonica di Of What si deve
a Bottini. Un encomio solenne alla Duck che, oltre a
questo Ask e allottimo Orange Park*,
ha pubblicato impeccabili ristampe CD di Enrico Rava, Umberto
Fiorentino, Maurizio
Giammarco e Lingomania. - B.A.
DON GROLNICK featuring MICHAEL BRECKER -
HEARTS AND NUMBERS (1985)

 Nel suo libro Storia
della Fusion, Vincenzo Martorella dedica un
intero, appassionante capitolo a Hearts And Numbers
(al brano Pointing At The Moon in particolare),
annoverando lalbum tra i capolavori fondativi del
nuovo genere insieme a Heavy
Weather dei Weather
Report, Mirage à Trois degli YellowJackets, Modern
Times degli Steps
Ahead. Per lapprofondimento dei dettagli,
dunque, vi rimandiamo alla lettura di quel volume
indispensabile. Daltro canto, la vicenda della
musica fusion è così complessa
da rendere egualmente legittimi i diversi pareri relativi
a genesi ed evoluzione del fenomeno. Qui ci limitiamo a
segnalare un disco di cui, fino al 2003, neanche noi sapevamo nulla.
Pubblicato su vinile prima dalla Hip Pocket, poi dalla veraBra, infine riedito su CD
dalla Art of Life, lesordio individuale di Don Grolnick vanta
in copertina una prestigiosa cointestazione a Michael Brecker,
allepoca al culmine della sua eccezionale carriera.
Sorretto da una doppia band di fuoriclasse - Steve Jordan e/o Peter Erskine
(batteria), Will Lee
o Marcus Miller
(basso elettrico), Jeff Mironov o Hiram Bullock
(chitarre) - il titolare esibisce squisite doti di
compositore che lo accostano al talento di Randy Brecker,
anchegli penna finissima e carattere schivo. Le varie fasi in cui si divide
lintroduttiva Pointing At The Moon alternano
una ricorrente andatura in levare scandita da Jordan a un
rilascio melodico condotto da Mironov, sui quali Brecker
deve continuamente riposizionarsi: il risultato è un
pezzo strumentale dal fascino indefinibile, assolutamente
sui generis, che mantiene saldo il legame col jazz grazie allo splendido assolo di
sax. La cifra distintiva di Pools è data dal
contrasto tra il cantabile tema esposto da Brecker e
lelegante fraseggio di Grolnick, che si fa
apprezzare anche per lo stupendo timbro perlato del piano
acustico. The Four Sleepers è un ingegnoso gioco
di atmosfere che chiude il cerchio nellincantevole
motivo morriconiano decorato dallo slap di
Miller e dallimprovvisazione di Brecker. I due
batteristi agiscono in coppia sulle stoccate ritmiche di Human
Bites, lacerando la trama luminescente intessuta da
Bullock a beneficio dellimpetuoso intervento di
Brecker. Cè ancora spazio per lipnotico
battito di Act Natural, scosso dalle imprevedibili
fibrillazioni del tenore. Davvero un gioiello per
esperti, collezionisti e appassionati. - B.A.
Consulenza: Massimo Magni / Vincenzo Martorella
DAVE
GRUSIN - DISCOVERED AGAIN!
(1976)
DAVE
GRUSIN - ONE OF A KIND
(1977)
DAVE GRUSIN -
MOUNTAIN DANCE
(1980) 
Album splendido, Mountain
Dance è anche un documento utile per operare una
corretta ricostruzione storica di quel periodo. Mentre i
ritardati punk sfasciavano gli strumenti sui palchi di
Londra, nel grottesco tentativo di imitare gli Who, e al
CBGB di New York una sedicente intellighenzia
rock squadrava i ritmi impancandosi a guida delle nuove
leve, altrove uno sparuto drappello di artisti snobbati
dai media proponeva una terza via a tutela
della musica: classe, sentimento, cura del dettaglio,
ripudio del banale. Uno dei personaggi più autorevoli di
quella minoranza illuminata era Dave Grusin, apprezzato
autore di colonne sonore (Heaven Can Wait; Tootsie;
Falling In Love; The Fabulous Baker Boys
etc.), scaltro discografico (GRP) ed eccellente pianista.
Assemblata una band forte di alcuni session-men in forma
smagliante (Marcus Miller, Harvey Mason etc.), disposta
una front-line a tre tastiere (il titolare più Ed Walsh
e Ian Underwood ai sintetizzatori), Grusin si imbarca in
un progetto ambizioso: registrare in uno studio digitale,
in diretta e senza sovraincisioni. Lesecuzione e il
missaggio effettuati in tempo reale richiedevano dosi
supplementari di cuore e tecnica, che i convenuti certo
non lesinarono: gli interventi del leader sono
contraddistinti da un fraseggio sobrio e agilissimo; col
suo basso, Miller puntella gli arrangiamenti sfoderando
unincredibile campionario di note stirate e
schiocchi 'slap'; finalmente restituito alla batteria,
Mason si conferma stilista dal tocco raffinato e
fantasioso. Liniziale Rag Bag è uno dei
cinque classici fusion di
sempre: gli accordi percossi da Grusin espongono il tema,
per poi carambolare su un sensazionale assolo di Jeff
Mironov, sublime inno alla chitarra elettrica. Scritta da
tale Jeffrey Williams, Friends And Strangers è
una leggiadra melodia che sembra uscita dalla penna di
Bob James. City Lights, Captain Caribé e Mountain
Dance proiettano nelliperuranio il connubio tra
jazz e pop. Qualità audio superiore. - B.A.
DAVE GRUSIN - OUT
OF THE SHADOWS (1982)
DAVE
GRUSIN - NIGHTLINES
(1983)
DAVE
GRUSIN / LEE RITENOUR - HARLEQUIN
(1985)
HERBIE HANCOCK / HEAD HUNTERS - HEAD
HUNTERS (1973)
HERBIE HANCOCK / HEAD
HUNTERS - THRUST
(1975)
 1973
le cose stavano
cambiando
una confraternita di apostoli ispirati (Chick
Corea, Joe
Zawinul, Wayne
Shorter, John
McLaughlin, Tony
Williams, Jack
DeJohnette, Billy
Cobham etc.) predicava in giro per il mondo la buona
novella elettrica di Miles
Davis (In A Silent Way,
Bitches Brew, Jack Johnson, On The
Corner)
tra costoro, Herbie
Hancock si distingueva per una peculiare caratura di
spessore tecnico e intuito creativo.
Limpressionante band assemblata per il progetto
passerà alla storia, schierando accanto al leader Bennie
Maupin [sax (tenore, soprano), clarinetto basso,
flauto], Paul Jackson (basso elettrico), Bill Summers
(percussioni), Harvey
Mason (batteria), questultimo sostituito nel
secondo disco da Mike Clark con esiti, se possibile,
ancora migliori. La rivoluzione condotta da Davis con
luso dei riff attorno a cui far ruotare
arrangiamenti e fraseggi per gli HeadHunters
diventa prassi: Chameleon e Watermelon Man
(ripresa dopo loriginale versione acustica di
Hancock che apriva Takin Off, suo esordio Blue Note)
chiariscono subito il concetto, squadernando
lirresistibile guilty pleasure di
improvvisare sopra ritmi inequivocabilmente derivati da rock e soul
la vivace scansione caraibica di Sly
e la solenne rullata militare di Vein
Melter aggiungono ulteriori diversivi metrici. Con
larrivo di Clark (a fine decennio lo ritroveremo
nei Brand
X) il groove*
si articola in complesse ramificazioni dispari - Palm
Grease, Actual Proof - su cui Hancock dilaga
con piano elettrico e sintetizzatori, braccato dai
contrappunti di Maupin. La sofisticata melodia di Butterfly
espone in vetrina la penna del compositore. Probabilmente
concepita in occasione dellingaggio del nuovo
batterista, Spank-A-Lee espande
lintroduttiva struttura in trio a una spettacolare
fuga funk:
illuminanti le note scritte da Clark per la ristampa CD,
in cui egli rievoca vividamente lentusiasmo di quei
giorni e lincontenibile estro di quelle session. I
raffinati cultori di questa musica troveranno
letichetta di riferimento nella preziosa CTI
di Creed
Taylor. (P.S. - *Stronzissima espressione coniata
dalla stampa specializzata di cui nessuno
conosce lesatto significato, semplicemente perché
non cè.) - B.A.
BOB JAMES - ONE
(1974)
BOB JAMES - TWO
(1974)
BOB JAMES - THREE
(1976)
BOB JAMES - BJ4
(1977)
BOB JAMES - HEADS
(1977)
BOB JAMES - TOUCHDOWN
(1978)
BOB JAMES - LUCKY
SEVEN (1979)
BOB JAMES - H
(1980)
BOB JAMES - SIGN
OF THE TIMES (1981)
BOB JAMES - HANDS
DOWN (1982)
BOB JAMES - FOXIE
(1983)
BOB JAMES - 12
(1984)
BOB JAMES - THE
SWAN (1984)
BOB JAMES
& EARL KLUGH - ONE ON
ONE (1979) 
BOB JAMES
& EARL KLUGH - TWO OF A
KIND (1982) 
 La critica
ha sempre snobbato Bob
James, imputandogli un supposto tradimento di
non-si-sa-cosa. Con rispetto parlando, si tratta
dellennesima sciocchezza commessa da persone ormai
irrimediabilmente screditate. Scoperto nei primi anni
Sessanta da Quincy Jones, il pianista è a tutti gli
effetti un valente improvvisatore, come provano i dischi
in trio incisi allora. Che poi, nel decennio successivo,
egli abbia intuito le enormi possibilità espressive
derivanti dalla mescolanza tra generi, è
unulteriore prova della sua sagacia artistica. Dopo
un pugno di album (Heads; Touchdown; Lucky
Seven) che contribuirono a definire lo standard di
eccellenza per il nuovo genere, Bob si allea con Earl Klugh,
chitarrista fusion dedito
esclusivamente allo strumento classico: il gusto per la
melodia semplice ma ispirata, lindiscussa abilità
tecnica e una miracolosa simbiosi intellettuale collocano
la coppia nellèlite dello yin e yang
(Duke Ellington e Billy Strayhorn, Al Cohn e Zoot Sims,
Dave Brubeck e Paul Desmond, Art Farmer e Benny Golson,
Joe Henderson e Kenny Dorham, Joe Zawinul e Wayne
Shorter, Ralph Towner e John
Abercrombie, Michael e Randy Brecker).
Lapparente tenerezza dei temi nasconde in realtà
una straordinaria consistenza armonica che affiora al
momento decisivo, quando iniziano a susseguirsi gli
assoli incrociati. Lamalgama tra il timbro perlato
del piano Fender e il suono duttile delle corde di nylon
crea unatmosfera ovattata ma carica di sensualità,
cui la stronzissima qualifica di smooth jazz
non rende giustizia. Gli accompagnatori -
Harvey Mason (batteria), Gary King (basso) - garantiscono
un sostegno ritmico improntato a discrezione ed eleganza,
contribuendo a definire uno stile che rimarrà
inimitabile. I due CD si equivalgono (nel 1992 ne
seguirà un terzo, Cool, altrettanto bello), i
brani sono tutti stupendi ed è appena il caso di
segnalarne qualcuno, secondo un personalissimo criterio
di scelta: Love Lips, Ill Never See You
Smile Again, Wes. Entrambi caldamente
raccomandati a chi ama la buona musica, senza
se e senza ma. [P.S. - One On
One ha vinto il Grammy
nel 1980.] - B.A.
BOB JAMES &
DAVID SANBORN - DOUBLE VISION (1986)
BOB JAMES &
EARL KLUGH - COOL (1992)
BOB JAMES &
DAVID SANBORN - QUARTETTE HUMAINE (2013)
QUINCY JONES - GULA
MATARI (1970)
QUINCY JONES - SMACKWATER
JACK (1971)
QUINCY JONES - YOUVE
GOT IT BAD GIRL (1973)
QUINCY JONES - BODY
HEAT (1974)
QUINCY JONES - MELLOW
MADNESS (1975)
QUINCY JONES - SOUNDS
... AND STUFF LIKE THAT!! (1978)
QUINCY JONES - THE
DUDE (1981)
STEVE KHAN - TIGHTROPE (1977)
STEVE
KHAN - THE BLUE MAN
(1978) 
STEVE KHAN - ARROWS
(1979)
La ricetta della musica fusion venne preparata accostando
sapientemente rock, Motown e Blue Note. Il fragile
equilibrio tra ingredienti si deteriorerà presto in un
pappone insipido, ma alcuni dischi incisi in quella
stagione - su tutti, la trilogia CBS di Steve Khan - conservano
ancora oggi una freschezza inalterata.
Tightrope - Prodotto da Bob James con la
benedizione di Bruce
Lundvall, lesordio di Khan nasce sotto i
migliori auspici: Steve
Gadd (batteria), Will
Lee (basso elettrico), Don Grolnick
(tastiere), David
Sanborn (sax alto) e i Brecker
Brothers [(Randy
(tromba), Michael
(sax tenore)] compongono il gruppo stabile in
grado di assicurare un altissimo livello formale agli
arrangiamenti. Uno standard jazz (Soft
Summer Breeze), un classico di Gamble & Huff (Darlin
Darlin Baby), un gustoso ibrido
dance (Some Punk Funk), una divertente
invenzione di Randy
Brecker (The Big Ones) e qualche pezzo che fa
la differenza: tracciata dal soprano (Sanborn), la scia
melodica di Star Chamber si dissolve sul riff
elettrico di Steve, che poi stacca la spina per impugnare
una David Russell Young acustica; con il tempo
singhiozzante impostato da Gadd e unicastica
sequenza di note, Tightrope è limmaginaria
colonna sonora di un acrobata che ad ogni passo rischia
di cadere dalla fune; le ombre di Where Shadows Meet
assistono alla scena danzando in preda a violenti spasmi
ritmici.
The Blue Man - Nel secondo album, la personale
visione stilistica di Khan si delinea con maggiore
chiarezza: le atmosfere si fanno cupe (Daily Valley),
frenetiche (Daily Bulls), mancano le cover e
lunico pezzo non originale è ancora di
Randy
Brecker - The Little Ones - versione
simmetrica e ingegnosa del contributo precedente. Una sintonia quasi telepatica armonizza la
voce tagliente di Sanborn, quella morbida di Randy e le
raffiche modali di Michael, creando un
efficace contrasto con il suono turgido della Telecaster.
Tra una vampata funk (Some Down Time) e un
rabbioso duello chitarra/sax (An Eye Over Autumn),
Don Grolnick
disegna col sintetizzatore la sagoma di un omino
triste che si aggira placidamente tra gli
acquerelli di Folon (The
Blue Man).
Arrows - Arrows chiude in bellezza il
periodo mondano di Steve Khan, con una
manciata di eleganti variazioni sul tema:
limpalpabile mood indigo di Calling
si impiglia nella fitta rete tesa dai solisti
(Khan/Sanborn); due note sollecitate insistentemente con
la leva del vibrato introducono la prima parte di City
Suite (Pt. I: City Monsters / Pt. II: Dream City),
mentre la sezione fiati sfreccia a zig-zag spianando la
strada alle fughe strumentali (M.Brecker/Khan); uno
spettacolare saggio tecnico di Gadd ricorda le prove
offerte dal virtuoso con Ben Sidran (The Cat And The Hat), Steely Dan (Aja) e Chick Corea (My Spanish Heart; Friends). Negli anni
a venire Khan confermerà la sua stoffa di
artista-intellettuale, pubblicando indiscussi capolavori
come Evidence e Eyewitness,
partecipando alle mitiche sedute di Gaucho, firmando
apprezzati testi di teoria (Pentatonic
Khancepts; Contemporary
Chord Khancepts) e trascrizioni di assoli storici
(The Wes
Montgomery Guitar Folio; Pat Martino
- The Early Years). - B.A.
STEVE KHAN - EVIDENCE
(1980) 
STEVE KHAN - EYEWITNESS (1981) 
STEVE KHAN - MODERN
TIMES (BLADES) (1982)

STEVE KHAN - CASA
LOCO (1983)

 Lennesima
dimostrazione di integrità artistica da parte di Steve Khan. Di fronte
ai primi segnali di stagnazione del fenomeno fusion, peraltro emersi molto
presto, Steve non esitò un attimo a percorrere nuove
strade, musicalmente più ardite, anche se meno
redditizie in termini di consenso. Alluopo, egli
organizza una compatta, insolita squadra finalizzata a
creare un fitto tappeto ritmico per le sinuose evoluzioni
della sua chitarra elettrica: Steve
Jordan alla batteria - un eccezionale talento in gran
parte dissipato - lex-percussionista dei Weather
Report, Manolo
Badrena, e lincredibile bassista Anthony
Jackson, conosciuto durante le sedute di registrazione di
Gaucho.
Eyewitness - Per stessa ammissione del
chitarrista, durante le prime prove del quartetto nessuno
sapeva cosa stesse facendo davvero (
I am still not certain what to call
what we did
)
jazz?
rock? ibrido? alcune supposte
affinità col nuovo corso intrapreso dai King
Crimson (Discipline) o con lo stile
calypso-spaziale dei Police hanno lo stesso valore di un
qualsiasi suono captato casualmente alla radio di un bar
o a passeggio col cane. In questi arrangiamenti la stella
polare è ancora limprovvisazione, affidata agli
imprevedibili fraseggi di Khan e alla straordinaria
intesa in seno alla band. Gli splendidi giri di basso
scanditi su Wheres Mumphrey? e Guy
Lafleur impostano latmosfera, agevolando poi un
seducente amalgama di pulsazioni (geo)metriche ed
enunciati melodici. Su Dr. Slump, ballad notturna
di raro fascino, il timbro paffuto della 335
lascia il posto alla sonorità liquida e nasale della Stratocaster
col tremolo. Auxiliary Police e Eyewitness
esibiscono, rispettivamente, il momento più dinamico e
quello più disteso della scaletta di un meraviglioso
classico del jazz moderno.
Modern Times (Blades) -  Il ridotto, particolare corredo strumentale
del combo appariva ideale per le performance dal vivo: in
vista della tournée giapponese immediatamente successiva
alla pubblicazione di Eyewitness, Khan firma tre
nuove pagine da interpretare durante i concerti (Blades,
The Blue Shadow, Penguin Village), a cui fu
aggiunta Modern Times, sagra dellinterplay
dapprima destinata a fare da title-track (a causa di
uninopportuna omonimia col coevo Modern Times
degli Steps
Ahead, il titolo del Long Playing fu cambiato in Blades).
Casa Loco - Con un organico ormai affiatato dalla
consuetudine biennale, Khan mette a fuoco influenze e
suggestioni (effettive o presunte) del progetto:
limpiego degli estemporanei vocalizzi di Badrena
dona un tocco di spiccata originalità agli
arrangiamenti, che talora diffondono ammalianti echi
esotici (Uncle Roy, Some Sharks), talaltra
virano verso unansiogena frenesia millenarista (The
Breakaway, The Suitcase). Penetration
è un sofisticato adattamento del singolo surf
tratto dal repertorio dei Pyramids (vale la pena cercare
in rete lo spassoso video del 1964). Su Casa Loco
va in scena lo spettacolare assolo di Jordan fatto di
rullate telluriche, infarti dispari e contraccolpi
claudicanti che, anche dopo molti anni, segna un vertice
della letteratura percussiva. La stupenda ristampa della BGO preserva su CD
una preziosa trilogia discografica che, altrimenti,
avrebbe rischiato loblio nellincorporeo limbo
digitale. - B.A.
STEVE KHAN - PUBLIC
ACCESS (1990)
STEVE KHAN - CROSSINGS
(1994)
STEVE KHAN - THE
SUITCASE / LIVE IN KÖLN 94
(1994)
STEVE KHAN - PARTING
SHOT (2011)
EARL KLUGH - EARL
KLUGH (1976)
EARL KLUGH - LIVING
INSIDE YOUR LOVE (1976)
EARL KLUGH - FINGER
PAINTINGS (1977)
EARL KLUGH - MAGIC
IN YOUR EYES (1978)
EARL KLUGH - HEART
STRING (1979)
EARL
KLUGH - DREAM COME TRUE
(1980)
EARL KLUGH - CRAZY
FOR YOU (1981)
EARL
KLUGH - LOW RIDE (1983)
Anche a causa di
alcuni titoli ingenui e fuorvianti - Music For Lovers,
Late Night Guitar etc. - nella vulgata comune Earl Klugh è
considerato una specie di Fausto
Papetti delle 6 corde. Si tratta di unopinione
sballata perché, pur sedotto dalla melodia e, financo,
dalla cantabilità dei temi, Earl è un jazz-man con gli attributi. Dopo il
doppio* exploit planetario di Living
Inside Your Love / Livin
Inside Your Love, col superbo Heart String
Klugh assurge al rango di fuoriclasse. È a quel punto
che, quasi per inerzia, gli artisti ispirati riescono a
produrre serie ininterrotte di capolavori.
Leccellente ristampa 2x3
della BGO
consegna ai posteri un trittico davvero pregevole.
Dream Come True - Il biglietto da visita di If
Its In Your Heart (Its In Your Smile) ci
ricorda uno stile che ha contraddistinto la fusion migliore e che va
assolutamente salvaguardato. La rispettive presenze di Marcus Miller e Greg
Phillinganes galvanizzano gli arrangiamenti di Amazon,
acrobatica evoluzione lungo le anse del fiume
sudamericano, e di Spellbound, con uno
spettacolare inciso ritmico su cui svetta il fraseggio
della chitarra. I romantici echi uditi sullo stupendo One On One ritornano
con Dream Come True e Message To Michael.
Crazy For You - La simpatica copertina -
copiatissima da Bittersweet
di Lamont
Dozier - ha in serbo ulteriori effluvi di leggiadria
ed eleganza che sprigionano il passo felpato di Im
Ready For Your Love e Crazy For You, lo sfarzo
orchestrale di The Rainmaker, lirresistibile
groove di Twinkle (impressionante lo slap di Louis
Johnson).
Low Ride - Con i
fetidi anni Ottanta ormai a pieno regime, Earl Klugh non si
scompone più di tanto, limitandosi a rendere appena più
danzabili alcuni momenti - Back In Central Park, (If
You Want To) Be My Love, Low Ride - lasciando
comunque intatta la possibilità di improvvisare: se
allora in discoteca si fosse ballata questa musica invece
che Der Kommissar o Gioca Jouer, forse
lItalia avrebbe scongiurato lavvento di
cinghialoni, picconatori, caimani, escort ed elefantini.
Latmosfera latina di Night Drive esalta
linconfondibile tocco acustico di Earl in un assolo
meraviglioso. [P.S. - *Living
Inside Your Love, splendido instant
classic del secondo album, firmato da Earl Klugh con Dave
Grusin, piacque a George Benson,
che lo riprese in pompa magna registrandolo insieme al
collega in un doppio Long Playing quasi omonimo (Livin Inside Your Love)
e facendone un successo mondiale.] - B.A.
EARL KLUGH - WISHFUL
THINKING (1984)
EARL KLUGH - NIGHTSONGS
(1984)
EARL KLUGH - SODA
FOUNTAIN SHUFFLE (1990)
NEIL LARSEN -
JUNGLE FEVER (1978)
NEIL
LARSEN - HIGH GEAR
(1979)
Strenuo difensore
dellorgano elettrico quando lo strumento era
sospeso nelloblio e ben prima che il balordo trend
acid ne rilanciasse le qualità espressive,
Neil Larsen ha inciso un paio di classici fusion godibili ancora oggi.
Prodotti dal guru Tommy LiPuma, entrambi gli album
vantano la presenza di Michael Brecker
(sax tenore) e del fedele Buzzy Feiten (chitarra), oltre
che di due diverse, eleganti sezioni ritmiche: Willie
Weeks (basso) e Andy Newmark (batteria) per Jungle
Fever, Abraham Laboriel (basso) e Steve Gadd
(batteria) su High Gear. Lintesa tra i
tandem propulsivi e i solisti principali genera
unavvincente sintesi stilistica in cui si colgono
echi di Blue Note,
CTI
e Sud-America. I suoni di Hammond (Larsen) e Stratocaster
(Feiten) dilagano sui raffinati arrangiamenti di Sudden
Samba, This Time Tomorrow e Futurama,
questultima da custodire in unideale
crestomazia del genere accanto a Rag Bag
di Dave Grusin, Double
Margo dei Wishful Thinking, Were All Alone
di Bob James, Airborne
di David Spinozza, Rush Hour di David Sanborn, Sittin
In It degli YellowJackets.
In veste di ospite di lusso, Brecker si esibisce senza
risparmio su Emerald City, Demonette, Nile
Crescent e su una brillante versione
dellimmortale Last Tango In Paris di Gato
Barbieri. - B.A.
HUBERT LAWS - THE
LAWS OF JAZZ 1964)
HUBERT LAWS - FLUTE
BY-LAWS (1966)
HUBERT LAWS - CRYING
SONG (1969)
HUBERT LAWS - AFRO-CLASSIC
(1970)
HUBERT LAWS - THE
RITE OF SPRING (1971)
HUBERT LAWS - WILD
FLOWER (1972)
HUBERT LAWS - MORNING
STAR (1972)
HUBERT LAWS - IN
THE BEGINNING (1974)
RAMSEY LEWIS - MOTHER
NATURES SON (1968)
RAMSEY LEWIS - MAIDEN
VOYAGE (1968)
RAMSEY LEWIS - BACK
TO THE ROOTS (1971)
RAMSEY LEWIS - THE
GROOVER (1972)
RAMSEY LEWIS - FUNKY
SERENITY (1973)
RAMSEY LEWIS - SOLAR
WIND (1974)
RAMSEY LEWIS
- SUN GODDESS (1974)
Cosa inventarsi per
divulgare una forma darte autentica senza svilirne
lintegrità? Questo, in sostanza, il rebus
(apparentemente insolubile) che scatenò una vera e
propria rivoluzione musicale. I dotti, molteplici,
discordi pareri in merito attribuiscono la genesi
dellidioma fusion a
precise fasi stilistiche (il soul-jazz di Cannonball
Adderley, la svolta elettrica di Miles
Davis) o ai dettagli di album influenti (le 24
battute di The
Sidewinder, i riff ipnotici di In A Silent Way, le
innovazioni timbriche di Heavy
Weather*). Non siamo in grado di pronunciarci con
nettezza al riguardo, ma è certo che la temeraria
formula espressiva concepita da Creed
Taylor (sfarzo orchestrale, melodie cantabili,
solisti eccelsi) fu determinante per la stesura del nuovo
lessico. A partire dalle stesse coordinate della CTI, due
ispirati capiscuola - Bob
James e Ramsey
Lewis - elaboravano una sintesi analoga: mantenendo a
livelli altissimi lindispensabile componente
dellimprovvisazione, essi attingono a un repertorio
rock e soul
così da sedurre lascoltatore più restio che,
ingannato dal lussuoso arrangiamento di un
ritornello familiare, introietta quasi senza accorgersene
un assolo dopo laltro. Titolare di una pregiata
discografia in cui spiccava Mothers Nature Son,
visionaria parafrasi in tempo reale (1968) del Doppio Bianco dei Beatles, con Sun Goddess Ramsey Lewis
definisce ulteriormente il concetto di contaminazione tra
generi. I cori degli Earth,
Wind & Fire - prossimi a registrare Thats
The Way Of The World - espongono lamabile tema
introduttivo, rincorsi dal sax tenore di Don Myrick
e dallo stesso Lewis che imperversa al piano elettrico
(capito il trucchetto?). La sontuosa cover strumentale di
Living
For The City trasforma lo scorcio di vita ai
margini ritratto da Stevie
Wonder (Innervisions)
in una drammatica sonata funk. Laffiatato tandem
ritmico - Cleveland
Eaton (basso elettrico, contrabbasso), Morris
Jennings (batteria, percussioni) - che completa il
trio stabile del leader si esalta sulle sonorità
spaziali di Tambura, tra gli echi africani di Jungle
Strut (Obirin Aiye Mirelle Koso) e nelle sorprendenti
suggestioni progressive di Gemini
Rising. Lirresistibile leggiadria di Love
Song illustra bene il crossover tra spensieratezza
pop e fraseggi squisiti che, in seguito, farà la fortuna
di Bob James.
[P.S. - *A pagina 17 della sua
fondamentale Storia della Fusion,
Vincenzo Martorella individua proprio nel capolavoro dei Weather
Report il manifesto di uninedita corrente
estetica.] - B.A.
RAMSEY LEWIS - SÃLONGO
(1976)
RAMSEY LEWIS - LOVE
NOTES (1977)
RAMSEY LEWIS - TEQUILA
MOCKINGBIRD (1977)
RAMSEY LEWIS - LEGACY
(1978)
RAMSEY LEWIS - RAMSEY
(1979)
RAMSEY LEWIS - ROUTES
(1980)
RAMSEY LEWIS - THREE
PIECE SUITE (1981)
RAMSEY LEWIS - CHANCE
ENCOUNTER (1982)
LINGOMANIA - RIVERBERI
(1986)
LINGOMANIA - GRRR
... EXPANDERS (1987)
LINGOMANIA - CAMMINANDO
(1988)
WILBERT LONGMIRE -
SUNNY SIDE UP
(1978)
WILBERT LONGMIRE -
CHAMPAGNE
(1979)
WILBERT LONGMIRE -
WITH ALL MY LOVE
(1980)
MAHAVISHNU
ORCHESTRA - THE INNER MOUNTING FLAME
(1971)
MAHAVISHNU
ORCHESTRA - BIRDS OF FIRE
(1973)
STEVE MARCUS - TOMORROW
NEVER KNOWS (1968)
STEVE MARCUS - COUNTS
ROCK BAND (1968)
STEVE MARCUS - THE
LORDS PRAYER (1969)
STEVE MARCUS - SOMETIME
OTHER THAN NOW (1976)
DAVID MATTHEWS - GRAND
CROSS (1981)
Forte
di un curriculum che lo vide collaborare con Nina
Simone (Baltimore) e Paul Simon (Still
Crazy After All These Years), fine tastierista e
aspirante lupo di mare, con lo stile, i ritmi e financo
laspetto, David Matthews
confessa una sincera passione per climi caldi e luoghi
esotici, filtrata però attraverso la cura meticolosa
degli arrangiamenti. Su questo spettacolare album fusion, il registro degli ospiti
annovera, per ciascuno strumento, laristocrazia del
genere: accanto al leader, tra gli altri, sfilano Marcus Miller
(basso elettrico), Steve
Gadd (batteria), Larry Carlton e John Tropea
(chitarre), David
Sanborn (sax alto), Randy Brecker
(tromba/flicorno), Michael Brecker
(sax tenore). I temi scritti da Matthews espongono spunti
melodici orecchiabili ma non banali, sempre nobilitati da
assoli e virtuosismi di livello stratosferico:
limpetuoso unisono della sezione fiati su Grand
Cross, i ricami elettrici sul tempo in levare di Kingston
Connection, i duetti tenore/chitarra su Afro Sax
e Movin Man, la pigrizia caraibica del
flicorno su Pipe Dream, gli ispirati fraseggi dei
due sassofoni su Sambafrique (tenore) e Star
Island Drive (alto), limpeccabile affiatamento
del prestigioso tandem propulsivo su tutti i brani.
Musica da gustare sorseggiando unAnisetta Meletti con
ghiaccio. - B.A.
Consulenza: Lorenzo
7Panella
JOHN
McLAUGHLIN - EXTRAPOLATION (1969)
 Registrati
a cavallo di In A Silent
Way, imperituro manifesto stilistico cui
parteciparono entrambi i rispettivi titolari, Extrapolation
(John
McLaughlin) ed Emergency!
(Tony
Williams) segnano una svolta radicale per la musica
improvvisata, pur senza vantare - né luno, né
laltro - alcun diritto allevanescente titolo
di primo album fusion
della storia.
Extrapolation - Nel pieno dei fermenti creativi
che vivacizzarono il jazz
britannico in quegli anni, il chitarrista inglese
assembla un quartetto di giovani fenomeni particolarmente
sensibili ai richiami del futuro prossimo (rock, 1968
etc.): John
Surman (sax baritono/soprano), Brian Odgers
(contrabbasso), Tony Oxley
(batteria). Sulle instabili fondamenta poliritmiche poste
da Oxley i due solisti mantengono un delicatissimo
equilibrio, con Surman curiosamente in primo piano
rispetto al leader, mentre McLaughlin si incarica di
chiosare gli assoli del fiatista con fraseggi nervosi e
repentini. Egualmente godibili le diverse fisionomie
espressive del combo: assorta (This Is For Us To Share,
Really You Know) dinamica [Extrapolation, Arjens
Bag (Follow Your Heart), Pete The Poet, Spectrum
(poi riletta su Emergency!), Two For Two],
allucinogena (Its Funny, Binkys
Beam). - B.A.
JOHN McLAUGHLIN /
SHAKTI - SHAKTI WITH JOHN McLAUGHLIN
(1975)
JOHN
McLAUGHLIN / SHAKTI - A HANDFUL OF BEAUTY (1976)

Negli stessi anni in cui gli Oregon pubblicavano
i loro capolavori per la Vanguard (Music Of Another Present
Era; Distant Hills; Winter Light; Friends;
Violin), John McLaughlin
raccoglie la sfida di una musica che, gettando un ponte
tra Terzo Mondo e Vecchio Continente, trovava
nellimprovvisazione il comun denominatore
espressivo tra culture diverse. Dopo lottimo Shakti
With John McLaughlin, registrato dal vivo, il
chitarrista inglese entra in studio con i tre virtuosi
indiani al fine di immortalare lesperienza acustica
secondo i dettami dellalta fedeltà. La Danse Du
Bonheur è introdotta dai percussionisti T. H.
Vinayakram (ghatam,
mridangam)
e Zakir Hussain (tabla), che cadenzano una specie di
rap onomatopeico per impostare il tempo. Che
cazzo dicono? E chi lo capisce! Eppure leffetto è
straordinario e prelude a unimpetuosa fuga
strumentale guidata da L. Shankar
(violino). Il legame ideale col jazz
è suggerito dalla formula stessa del quartetto, con la
coppia ritmica che asseconda e incalza i due solisti (Lady
L, India, Kriti, Isis, Two
Sisters). McLaughlin superlativo: oltre che
allispirazione del periodo e agli stimoli offerti
dai partner, la bellezza dei suoi fraseggi si deve alla
stupenda chitarra costruita da Abe Wechter (drone-string guitar), una Gibson
J-200 modificata con spalla mancante e sette corde
trasversali montate sulla cassa che, a piacimento
dellesecutore, vibrano per simpatia con la muta
della tastiera o per estemporanei colpi di plettro. Frank Zappa in persona, pur
osservando con fraterna commiserazione le inquietudini
religiose del collega britannico, si accorse del talento
di L.
Shankar e produsse per lui lalbum Touch Me There,
ricercatissimo dai cultori. - B.A.
JOHN McLAUGHLIN /
SHAKTI - NATURAL ELEMENTS (1976)
JOHN
McLAUGHLIN - ELECTRIC
GUITARIST (1978)
Reduce
dallinebriante sbornia acustica condivisa con gli
Shakti (Shakti With John McLaughlin; A Handful Of Beauty;
Natural Elements), John McLaughlin
torna alle origini ed esibisce su carta didentità
e biglietto da visita i propri trascorsi di pioniere fusion vissuti accanto a Miles
Davis (In A Silent Way;
Bitches Brew; A Tribute To Jack Johnson).
Reclutando una diversa band per ciascun arrangiamento, il
chitarrista inglese si misura al vertice con fuoriclasse
di diverso lignaggio. Se la cantabile melodia di Friendship
tradisce la presenza di Carlos Santana, altrove vige la
dura legge dellimprovvisazione. Dedicata a John
Coltrane, la stupenda fuga jazz di
Do You Hear The Voices That You Left Behind?
ripercorre le vertiginose armonie di Giant Steps, in
quartetto con Chick Corea (tastiere), Stanley Clarke
(contrabbasso) e Jack
DeJohnette (batteria). Su New York On My Mind,
il contrasto tra le scosse telluriche prodotte da Billy Cobham
(batteria) e i lirici assoli di Jerry Goodman (violino) e
Stu Goldberg (sintetizzatore) raffigura brillantemente
nevrosi e fascino della metropoli. Attraverso la cortina
sonora di Are You The One? Are You The One?
filtrano echi progressive
propagati dal leader in trio con Jack Bruce (basso
elettrico) e Tony Williams (batteria). Il furioso duello
tra McLaughlin e Cobham colloca Phenomenon: Compulsion
accanto ad altri incontri memorabili come Piscean
Dance (Ralph
Towner, John Christensen) e There Will Never Be
Another You (John
Scofield, Roberto
Gatto). Leterea interpretazione in solitudine
di My Foolish Heart chiude in bellezza un classico
degli anni Settanta. - B.A.
BILL MEYERS - IMAGES
(1986)
MORRISSEY / MULLEN
- UP (1977)
MORRISSEY / MULLEN
- CAPE WRATH (1979)
MORRISSEY / MULLEN
- BADNESS
(1981)
MORRISSEY / MULLEN
- LIFE ON THE WIRE
(1982)
MORRISSEY / MULLEN
- ITS ABOUT TIME
(1983)
MORRISSEY / MULLEN
- THIS MUST BE THE PLACE (1985)
MORRISSEY / MULLEN
- HAPPY HOUR (1988)
DICK MORRISSEY - AFTER
DARK (1983)
DICK MORRISSEY - SOULILOQUY
(1986)
JIM MULLEN - THUMBS
UP (1983)
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